giovedì
23 novembre 2017
ore 17:59
 
  Percorso :: home > notizie > attualità > Sant'Angelo Minore - L'architettura

:: Attualità ::
:: Agenda ::
:: Eventi ::
:: Rss ::

Sant'Angelo Minore - L'architettura

Data: 31/12/2006
Autore: Corazzi V.
Questa news è stata letta: 6009 volte

Terzo appuntamento con lo speciale dedicato alla riapertura della Chiesa di Sant'Angelo Minore

La piccola chiesa di Sant’Angelo Minore, edificata nel 1362, sorge nel pieno centro storico della città di Cagli, nel punto dove s’intersecano i quattro quartieri della città: San Francesco, Sant’Andrea, Sant’Agostino e Sant’Angelo.
Il fronte principale della chiesa doveva essere, in epoca medioevale, completamente affrescato e in esso sembra che vi fosse raffigurata una Crocifissione e tre figure di Santi. La presenza di un'ampia decorazione murale fa pensare all'esistenza di una loggia in epoca medioevale, poi sostituita da quella attuale.

La chiesa, attualmente, risalta per essere caratterizzata dalla presenza di un’elegante portico rinascimentale, comunemente conosciuto come “Loggetta del Vignola”.

Il nome dell’architetto veniva fatto per la prima volta nel 1906 da Vittorio Luce e riconfermato dallo storico cagliese Gottardo Buroni.
Questa attribuzione non trova conferma né nei documenti antichi né negli scritti dei ricercatori storici locali come F. Bricchi, A. Gucci, L. Rossi e G. Mochi, tanto che nel 1959 veniva messa in discussione.
C. Maltese, infatti, durante l’ XI Congresso di storia dell’architettura tenutosi nelle Marche, propose il nome del senese Francesco di Giorgio Martini, sia per l’aspetto quattrocentesco del portico sia per il fatto che l’architetto si trovava a Cagli impegnato nella realizzazione delle opere di difesa della città. “ [...] L’architetto dovette essere presente a Cagli di persona, e credo avesse occasione di disegnare il portichetto della chiesa di S. Angelo, che ritengo il suo e che qui pubblico.”
(C. Maltese, 1965, p. 288).
Il Maltese attribuendo il portico al Martini, ribaltava un’attribuzione che dal secolo scorso legava l’opera al Vignola.
Nel corso dei primi anni ’60 fu ritrovato nell’archivio della chiesa, un manoscritto “Il libro B delle entrate e delle uscite della Confraternita di S. Angelo”, nel quale sono state rinvenute importanti notizie in merito alla paternità del portico, riportate da Guido Boccolini nel suo articolo redatto nel 1973. (G. Boccolini, Il portico di Sant’Angelo Minore, 1973).
Il documento portava alla luce le spese compiute per i lavori eseguiti tra il 1531 e il 1570 nella chiesa.
All’8 di gennaio del 1531 figura la liquidazione di un pagamento nei confronti di “M.ro Giambattista di M.ro Angelo Scarpellino”, fatto a “bon conto del lavoro che fa”.
Nel giugno dello stesso anno sono registrati pagamenti a mastro Donato e a un altro mastro lombardo “per murare per alzare la Chiesa”. In data 31 gennaio 1557 è segnato un pagamento “per arfar li scalini nanzi la Chiesa, con la pietra nova tolta da mastro Donato lombardo”. Nel 1559, Mastro Donnino viene pagato “per porre giù la trasanna”, mentre nel settembre dell’anno successivo Felice Paulo da Roma viene pagato “per tirar le colonne su, per mano di M. Felice Grullo”. A M.ro Giambattista lapicida furono corrisposti, entro il maggio del 1560, 23 ducati e 21 bolognini.
L’opera venne compiuta nel 1560, poiché nel febbraio si liquidavano le competenze per il trasporto dei materiali a Giambattista di Nardo e Ventura da Conigliera.
Nel giro di tre anni si eseguirono lavori davanti alla Chiesa, per rifarne l’ingresso, sistemare gli scalini, demolire la trasanna e realizzare il portico.
La loggetta, quindi, fu costruita tra il 1557 e il 1560 e già, solo attraverso il dato cronologico si esclude che l’architetto Francesco di Giorgio Martini possa essere colui che innalzò il portico, poiché morì nel 1501.

G. Boccolini precisa :“l’autore del portico della Chiesa di Sant’Angelo, opera che non appartiene a Francesco di Giorgio, né può assegnarsi al Vignola, ma piuttosto appartiene ad un poco noto architetto romano, vignolesco, della seconda metà del cinquecento”. (G. Boccolini, 1978, p. 24).
Di questo parere sono C. Arseni (C. Arseni, 1989, p. 152/153) e E. Maidani . (E. Maidani, 1991, p. 10). Il richiamo alla maniera del linguaggio “Martiniano” è spiegato da A. Mazzacchera, secondo il quale “non è da escludere, che si tratti di un architetto locale che abbia guardato ai modi di Francesco di Giorgio Martini espressi nella loggia del Palazzo Pubblico allora esistente. [...]
Lo scalpellino che realizzò la loggia fu probabilmente una personalità locale, il quale si servì di altri valenti operai non facenti parte della propria bottega. Secondo A. Mazzacchera tale valente scalpellino va probabilmente identificato nel lapicida cagliese Giambattista Finale, che sembra lavorò, oltre che per la chiesa di San Giuseppe, anche per il campo dell'orologio del Palazzo Pubblico.

Attualmente la loggetta ha perso parte del suo rilievo artistico sia in seguito alle avversità atmosferiche sia a causa di un restauro condotto nel 1990, con il quale “impropriamente sono stati sottoposti i materiali lapidei ad un violento lavaggio ad acqua senza avere preventivamente fissato le porzioni di pietra sfaldata, provocando il distacco di tanta parte della superficie lapidea”. (A. Mazzacchera, 1997, p. 160). La loggia è articolata frontalmente in tre archi poggianti su colonne di ordine tuscanico, lisce, innalzate su dei plinti (piedistalli quadrangolari), con basamento rialzato dal piano stradale e realizzate in pietra serena. Essa impreziosisce la facciata principale della chiesa e, con la sua volta a crociera, dona eleganza a tutta la struttura. Sopra l'ingresso principale, sottolineato da un portale centinato con cornice modanata, si trova il bassorilievo lapideo raffigurante l'arcangelo Michele che sconfigge il grande drago e le chiavi poste decussate con la tiara papale, che indicano la sottoposizione al capitolo Lateranense. L’iscrizione cita : “ SACRO SANCTAE ECCLESIAE LATERANENSIS”.

Esternamente, sul lato sinistro, la chiesa presenta tre bassi archi, due dei quali sono murati, mentre il rimanente ospita una porta, ricavata nel perimetro murario, che dà accesso ad un piccolo ambiente, adibito a sagrestia. Sempre sulla stessa parte è visibile un altro arco, di dimensioni maggiori rispetto ai precedenti, murato nel 1641 per questioni igieniche, che dava accesso al cosiddetto “Vicolo di Sant’Angelo”, grazie al quale si poteva uscire dinnanzi alla chiesa di San Francesco. ( Di rilievo è la presenza di parte della pavimentazione seicentesca ).

L’interno della chiesa si presenta all’occhio del visitatore nelle sue modeste dimensioni, ad aula unica sormontata da una volta a botte lunettata all’altezza delle finestre laterali.

Lungo le due pareti, contraddistinte dalla presenza di lesene con capitelli di ordine composito e da cornici ovali in stucco contenenti le figure di Sant’Andrea, San Paolo, San Bartolomeo e San Pietro, erano disposte le panche (Il restauro della chiesa effettuato in seguito al terremoto del 1997 ha comportato lo spostamento di tali panche, caratterizzate dalla possibilità di poter stare contemporaneamente seduti e inginocchiati) e sulla sinistra il bancale con alzata riservato agli ufficiali della confraternita.

La ricchezza e la preziosità dell’interno è data dalla presenza, nella parete di fondo, del grande altare che presenta un elaborato ornato ligneo laccato e dorato, composto da due possenti colonne tortili (fusto ritorto a forma di freccia, tipica colonna dello stile barocco) arricchite da tralci e grappoli d’uva intagliati a rilievo. Esse terminano con un prezioso capitello composito costituito da un kalathos rivestito da due corone di foglie d'acanto a cui si sovrappone un capitello ionico a quattro facce e ancora un abaco di tipo corinzio, con lati modanati e fiore centrale. Il plinto è caratterizzato dalla presenza di figure di putti, il quale, in seguito al restauro del 1997, ha riacquistato il suo colore originale.
Al centro dell’altare si trovava l’ opera più importanti realizzate da Timoteo Viti il Noli me tangere, collocata ora nella chiesa di San Domenico, a causa dell’avvio dei lavori di restauro.

(L’opera sarà ricollocata nella chiesa in occasione della sua riapertura).

Sopra la porta d’ingresso, al di là di una cantoria che reca nella balconata pannelli decorati, è racchiuso in una cassa armonica ad unica campata l’organo settecentesco, il quale contribuisce a contraddistinguere la chiesa dagli altri edifici religiosi della città.
 
Altre notizie
31/05/2015 - Speciale Elezioni Regionali 2015
19/02/2015 - Urbino-Roma, il pullman diretto al mattino non c’è...
18/02/2015 - Amianto ad Apecchio, mister Galvanina intercettato...
18/02/2015 - Amianto interrato, indagati all'Asur
16/02/2015 - In sala film girato nel Pesarese
 
     
  © 2004-2017 Spirito Cagliese v.1.0

:: per contattare lo Staff clicca qui ::
:: risoluzione consigliata 800x600 ::
:: pagina generata in 0,0000 secondi ::