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Riapre la Chiesa di S. Angelo Minore

Data: 03/12/2006
Autore: Maidani V.
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Inizia oggi la serie di articoli dedicati alla prossima riapertura di S. Angelo Minore

Dopo vari anni, in cui si è provveduto a consolidarla e restaurarla, venerdì 15 dicembre riapre la Chiesa di Sant’Angelo Minore.

Lo Spirito intende partecipare all’evento, attraverso una serie di articoli sul sacro edificio, riguardanti la sua storia, la sua architettura e i suoi dipinti, affinché i visitatori possano avvicinarsi, in maniera cosciente, ad un monumento tra i più preziosi che Cagli abbia nel suo ricco centro storico.

Lo Spirito ringrazia sentitamente Valentina Corazzi e Simona Polidori che hanno reso possibile la realizzazione di questi approfondimenti contraddistinti da un’attenta ricerca storica ma anche da un taglio divulgativo consono ad un mezzo di diffusione quale internet.


Quanto a me, la Chiesa di Sant’Angelo è uno dei luoghi della Città che maggiormente m’appartengono.
Crescendo ho scoperto esserci luoghi che a conoscerli pare di aver ottenuto un insperato privilegio e si ha una sensazione di aver contratto un debito insolvibile verso di essi.
Nonostante questa insolvibilità voglio tentare di scrivere e, così, gettare luce sulle intime sensazioni che mi hanno abitato nel momento in cui sono rientrato nella Chiesa liberata della gabbia di ponteggi.
Una descrizione tutta interiore di un fenomeno che ha rinnovato in me l’idea del sublime di fronte all’opera d’arte, la sproporzione tra questa e l’uomo, una disarmonia che sgomenta e disarma.
Ma stavolta c’era dell’altro di cui tener conto: rientrare, quel giorno, è stato come tornare, dopo un lungo viaggio, in un posto conosciuto e non ritrovare la persona amata che lo abitava alla partenza.
Ogni cosa tratteneva memoria dell’assente. Un vuoto che mi riempiva di sé e rendeva l’assenza la presenza più ingombrante: l’assente era, chiaramente, il “Noli me tangere” e quella che segue vuole essere la descrizione del momento d’ingresso nella Chiesa misto di inquietudine e di desidereo.

Si entra e lo sguardo si fissa sull’orba orbita aurea che abbaglia del fondo bianco e lascia attoniti per il fragore di quella muta assenza.
Gli ori dell’altare, la teoria dei santi laterali, l’organo settecentesco che costringono la vista al visitatore appena passata la soglia, compongono una muta cornice e satura d’attesa di ciò per cui sembra essere stato costruito il sacro edificio, scrigno orante che attende di custodire il suo gioiello: il “Noli me tangere”, pala rinascimentale di Timoteo Viti, pittore urbinate, un musico e mistico omaggio all’uomo e alla sua Resurrezione.
 
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